PSICOLOGIA – COVID-19

PSICOLOGIA – COVID-19

A cura di Mariapia Ghedina 

Quali sono le fasi dell’emergenza?

FASE DI ALLARME Si hanno reazioni di allerta, interne ed esterne, quali ad esempio disregolazione emotiva, disturbi gastrointestinali e comportamenti impulsivi come correre al supermercato per accaparrarsi i viveri. In questa fase non si riesce ad accettare la situazione. Le persone che manifestano una maggior sofferenza dovuta dall’intolleranza all’incertezza, potrebbero sentire il bisogno di delineare un colpevole al fine di placare l’ansia. 

FASE DI ADATTAMENTO Si riesce a trovare strategie utili per modulare i propri comportamenti, pensieri ed emozioni in rapporto ai cambiamenti e per convivere con la situazione.

FASE DI CONSAPEVOLEZZA Si è compreso che la vita va avanti comunque e ci si è completamente adattati alla situazione al punto da essere diventata la nuova normalità. Questa è la fase più importante nonché la conditio sine qua non per reggere nel tempo.

Cosa posso fare?

RESPIRA LENTAMENTE

Rallenta la respirazione e fai dei respiri profondi: cerca di respirare lentamente e profondamente, concentrandoti sull’inspirazione e sull’espirazione. Molto spesso la respirazione viene sottovalutata, prova quindi a farci attenzione e allenati a respirare meglio.

SPOSTA L’ATTENZIONE

Quando si è agitati, si tende a pensare continuamente a ciò che preoccupa per cercare di trovare una soluzione. Cerca di spostare l’attenzione dal negativo a ciò che ti farebbe stare bene, possibilmente facendo proprio ciò che ti piace.

ORGANIZZA LA GIORNATA

È utile definire delle routine in quanto possono aiutare a mantenere l’equilibrio. È bene creare un calendario settimanale con scritte tutte le attività che si possono svolgere presso la propria abitazione; questo ti aiuterà a non sentirti annoiato/a o poco utile e darà un ritmo alle tue giornate.

ACCOGLI LE TUE EMOZIONI

Quando si vive una situazione di stress, è normale oltre all’ansia, sentirsi tristi e confusi.

Non cercare di voler eliminare quello che provi, sono emozioni utili per reagire e stare meglio. Ti potrebbe aiutare parlare con una persona cara, di cui ti fidi, e condividere ciò che provi (in questo momento la tecnologia ci aiuta molto: Skype, Whatsapp ecc.).

LIMITA IL CONTROLLO DELLE NEWS

In un periodo come quello che stiamo vivendo, di repentini cambiamenti, è normale voler restare aggiornati, ma in questo modo si rischia di raccogliere molte informazioni negative e di focalizzarsi poi esclusivamente su ciò che non va con un conseguente incremento dell’ansia.

CAMBIA PROSPETTIVA

Il nostro cervello riesce ad elaborare solo una piccola parte di tutto ciò che viviamo, per questo motivo non ci permette di crearci un’immagine oggettiva della realtà, ma se riesci a guardare la situazione da diversi punti di vista, ridimensionerai il problema. 

È dannoso focalizzarsi solo su ciò che non va vedendo il bicchiere mezzo vuoto, quindi dà il giusto valore a tutto ciò che hai e congratulati con te stesso/a ogni volta che 

riesci a stare meglio. 

REAZIONI COMUNI NEI BAMBINI

I bambini possono avere diverse reazioni comuni connesse allo stato di emergenza in corso. In base all’età esprimono il disagio in modi diversi: possono avere problemi di concentrazione, disegnare immagini che rappresentano i temi ascoltati sul virus o manifestare comportamenti tipici di fasi precedenti della crescita come, ad esempio, utilizzare delle modalità di gioco di quando erano più piccoli. Potrebbero inoltre avere difficoltà connesse al sonno e, nello specifico, ad addormentarsi, oppure potrebbero avere risvegli notturni, incubi frequenti, insonnia o ipersonnia, cioè dormire più ore.

RABBIA: spesso lo stress e si manifesta in forma di rabbia e irritabilità che può essere diretta alle persone più vicine a loro, voi compresi. Esprimere a parole i motivi della sua rabbia può aiutarle il bambino ad acquisire un maggior controllo e quindi a regolarla. Assieme alla rabbia ci sono spesso anche altri vissuti interni. Fate sapere ai bambini che sentirsi arrabbiati, tristi, sconvolti, avere paura o essere preoccupati è normale; questo li aiuta sia a normalizzare i propri stati d’animo, sia ad elaborarli manifestando così comportamenti più funzionali. Lasciateli parlare dei loro sentimenti se ne mostrano il bisogno in quanto questo li può aiutare a trovare maggior equilibrio. È preferibile evitare frasi che potrebbero invece ostacolare la manifestazione delle loro emozioni quali: “non ci pensare” o “poteva andare peggio”. 

NOIA: chiaramente un bambino ha bisogno di molti stimoli che difficilmente trova in casa, tuttavia la noia risulta utile per imparare a tollerare la frustrazione e per aumentare la creatività, infatti quando ci si annoia si tende a usare l’ingegno per inventarsi qualcosa. Se faticate a far svolgere loro le attività più noiose, alternatele alle attività piacevoli spiegando precisamente il programma in modo che siano più motivato a superare i momenti difficili e consapevole del fatto che passeranno. 

MANCANZA DI ENERGIA: si può notare affaticamento, svogliatezza, difficoltà nelle interazioni sociali e tendenza isolarsi. Può essere utile svolgere attività piacevoli e anche l’attività fisica, per quanto possibile. 

ATTACCAMENTO: possono fare più fatica a staccarsi dalle figure di riferimento perché temono che possa accadere loro qualcosa il brutto. Fate loro capire che si trovano al sicuro e che anche gli adulti importanti della loro vita lo sono; questo è molto importante perché loro hanno la consapevolezza del fatto che non possono cavarsela da soli. Affinché non mantengano questo attaccamento anche da adulti, che è causa di sofferenza, fate in modo che sviluppino la loro autonomia.

INDICAZIONI PER I BAMBINI

  • È utile far rispettare le routine al bambino: questo gli darà un maggior senso di stabilità e tranquillità.
  • Uno dei bisogni fondamentali dei bambini è quello di sicurezza, hanno infatti la necessità di sentirsi protetti e al sicuro, a maggior ragione in situazioni di pericolo. Dal momento in cui anche le figure di riferimento sono coinvolte nella medesima situazione stressante, è importante che trovino uno spazio psicologico di aiuto per gestire il loro livello di stress e restituire ai figli la sicurezza emotiva di cui hanno bisogno. 
  • Non lasciate i bambini da soli davanti alla TV, alla la radio o al web in modo che non siano da soli nei momenti in cui vengono trasmessi programmi che riguardano il Coronavirus. Le notizie vanno selezionate e va spiegato loro esattamente quello che stanno ascoltando o vedendo. È utile far porre l’attenzione sulle parti rassicuranti, ad esempio i medici che stanno lavorando per aiutare molte persone. Va poi lasciato il tempo necessario affinché possano fare tutte le domande connesse a quanto visto o udito. I bambini sono osservatori attenti, potranno farvi molte domande in questi giorni ed è importante che siate chiari e semplici nelle risposte perché si preoccuperanno di più se percepiranno incongruenze. In particolare ai bambini piccoli è utile lasciare molto spazio alle domande e se non si conosce la risposta, si può prendere tempo dicendo: “non lo so, ma mi informo così poi te lo dico, ok?” Ricordate loro che ci sono persone esperte che si stanno occupando di gestire e risolvere la situazione. 
  • Manifestate un atteggiamento empatico, di ascolto, disponibilità e vicinanza fisica, fate attenzione al tono di voce perché conta più delle parole, quindi usate una voce calma e rassicurante. È utile far parlare il bambino delle sue emozioni e allo stesso tempo è importante fargli capire l’impatto emotivo sugli altri delle delle sue azioni. I bambini sono in grado di capire moltissimo se solo gli viene spiegato con un linguaggio adatto. Rassicurateli spiegando che è utile adottare i comportamenti per proteggersi dal virus che sono stati scelti dagli esperti e che anche se è tutto molto brutto, le cose si possono superare. 

SE LE REAZIONI DI DISAGIO NON PASSANO, RIVOLGERSI A UN PROFESSIONISTA DELLA SALUTE MENTALE IN MODO CHE POSSA FORNIRE UN VALIDO SOSTEGNO PER FRONTEGGIARE ADEGUATAMENTE TALE SITUAZIONE.

Dott.ssa Mariapia Ghedina – Psicologa – http://www.mariapiaghedina.com – Tel. 342.1999759

Coronavirus: 8 modi per gestire la paura e l’ansia

In evidenza

Mentre aumentano le notizie sul Coronavirus si può provare un’ampia gamma di pensieri, sentimenti ed emozioni.

Tieni presente che possono esserci determinate reazioni comuni. Nei prossimi giorni o settimane potresti riscontrare periodi di:

• Ansia, preoccupazione, panico

• Sensazione di impotenza

• Ritiro sociale

• Difficoltà a concentrarti e a dormire

• Rabbia

• Iper-vigilanza per la salute e per l’igiene

Sebbene il Coronavirus sia un problema di salute sul quale stanno ponendo molta attenzione le autorità sanitarie di tutto il mondo, non lasciare che la tua preoccupazione per questo virus controlli la tua vita. Esistono alcuni modi semplici ed efficaci per gestire la paura e l’ansia. Molti di questi sono essenziali per uno stile di vita sano; adottarli può aiutare a migliorare il tuo benessere emotivo e fisico.

Valuta l’attendibilità dei fatti.

Trovare fonti attendibili di cui ti puoi fidare è importante per evitare la paura e il panico che possono derivare dalla disinformazione.

A causa dell’effetto “frame” il rischio viene percepito in modo diverso a seconda di come vengono presentati i fatti. Più spesso le cifre che ci vengono presentate riguardano i decessi anziché le persone salvate, è evidente che ciò fa percepire il rischio come maggiore. È comprensibile voler rimanere informati, soprattutto se tu o i tuoi cari siete colpiti dal virus, ricorda però di prendere una pausa dal controllare le nuove informazioni e di concentrarti sulle cose positive nella tua vita. Leggere, guardare o ascoltare costantemente le notizie sconvolgenti non farà altro che intensificare inutilmente la paura. L’eccessivo controllo dei media, per assurdo, farà percepire il problema come più incontrollabile quindi poniti delle regole ferree: limita queste azioni affinché le notizie e l’ansia non divengano un circolo vizioso.

• Presta attenzione alle tue valutazioni.

Se ad esempio credi che qualcuno con la tosse, o altri sintomi caratteristici del Coronavirus, possa essere contagioso, chiediti esattamente in quale percentuale questo può essere possibile; difficilmente risulterà una probabilità del 100%. Quando si osservano in tal modo le proprie preoccupazioni, divengono automaticamente più realistiche e più piccole.

Riconosci i tuoi sentimenti.

In situazioni incerte e in evoluzione come questa, è comprensibile sentirsi stressati, ansiosi o turbati. Riconosci e accetta questi tuoi normali stati d’animo, viceversa sarebbe come nascondere la polvere sotto al tappeto. Prenditi cura di te iniziando con l’ascoltare ciò che provi anziché tentare di scacciarlo inutilmente. Non ha senso scappare dai problemi che si hanno dentro visto: corrono alla stessa velocità!

Rilassati tramite tecniche efficaci per la gestione dello stress.

Se conosci una tecnica adatta a te per liberare la mente e sentirti meglio questo potrà aiutarti, anche di molto, a sentirti bene nonostante i fattori stressanti. Diminuire lo stress aiuta anche a dormire meglio e a potenziare le difese immunitarie.

• Mantieniti in salute.

Adotta sane abitudini igieniche come lavarsi le mani con acqua e sapone o altri disinfettanti per le mani a base di alcool. Evita di toccare gli occhi, il naso e la bocca prima di averle lavate.

Mantieni le normali attività quotidiane e la routine per quanto possibile.

Avere una routine sana può avere un impatto positivo sui tuoi pensieri ed emozioni. Ciò può includere: mangiare pasti sani, fare esercizio fisico come camminare o correre, stare in mezzo alla natura, dormire a sufficienza e soprattutto fare le cose le che ti piacciono.

Resta in contatto, reale o virtuale, con i tuoi amici.

Ricevere supporto e assistenza dagli altri ha un effetto notevole sulle proprie abilità di fronteggiare le sfide. Gli amici infatti sono come dei cuscinetti che ammortizzano gli urti della vita. Trascorrere del tempo con la famiglia e le persone care può dare un senso di sicurezza e stabilità. Parlare delle nostre preoccupazioni, pensieri e sentimenti con gli altri può anche aiutarci a trovare strategie utili per affrontare una situazione stressante, ma attenzione a non focalizzarsi eccessivamente sul problema.

Cerca ulteriore aiuto.

Se provi una preoccupazione o un’ansia schiaccianti puoi cercare un ulteriore supporto professionale.

Dott.ssa Mariapia Ghedina

Tel. 342.199.9759

Skype: Mariapiaghedina

PER VIVERE BENE L’UOMO HA BISOGNO DEL CONTATTO CON LA NATURA

Il contatto con la natura è molto importante per l’equilibrio psicofisico dell’uomo.

Quasi tutti corrono; se anche tu sei così, ti sei mai chiesto verso quale meta corri? Sei sicuro che è qualcosa che ti fa stare bene o si tratta di un meccanismo che si è innescato e adesso ti fa funzionare così?

Vivendo come un robot, come sempre più persone fanno, non si guadagna molto e si perde salute.

Forse mai come al giorno d’oggi c’è bisogno di benessere dato che lo stress è diventata un’epidemia.

È nata per questo la Mindfulfreeride: per aiutare le persone a vivere meglio in un’epoca sempre più complicata.

La mancanza di contatto con la natura può tradursi in crisi di valori, solitudine, incapacità di cogliere il senso della vita e vuoto esistenziale. Viceversa, creando le condizioni per una connessione profonda con l’ambiente naturale, si stimola la relazione con le proprie parti più istintive e vitali, indispensabili per realizzare appieno sé stessi.

Umanità e pianeta non sono due mondi separati, ma interconnessi. Per sopravvivere hanno bisogno l’uno dell’altro. Se una delle due parti soffre, ne risente inevitabilmente anche l’altra.

Solo quando l’avremo capito, potremo comprendere quanto i nostri comportamenti possano impattare il pianeta. In senso negativo o in senso positivo.

La Mindfulfreeride lavora in due direzioni diverse ma complementari: ti porta a stretto contatto con la natura permettendoti di scoprire aspetti nuovi e più profondi di sé, sviluppa il senso di appartenenza creando una maggior consapevolezza dello stretto legame col pianeta. La Mindfulfreeride aiuta a migliorare la qualità di vita personale e auspicabilmente della collettività favorendo il collegamento con l’ambiente in cui l’umanità vive.

Nella pratica, permette di diminuire lo stress, d’immergersi consapevolmente in ciò che si fa godendo di ogni istante, risveglia la percezione sensoriale, la capacità di meravigliarsi, fornisce strategie utili per rilassarsi e rigenerarsi, aiuta a rallentare l’invecchiamento e a riposare meglio; il tutto per aiutare a vivere meglio.

Grazie a tecniche specifiche è possibile arricchirsi di una piacevole sensazione di benessere e godere dei benefici della natura, oltre che della quotidianità.

È anche un modo per sentirsi parte di qualcosa di più grande di noi e staccare dai ritmi disumani che al giorno d’oggi sono sempre più causa di patologie.

Perché è inutile negarlo: l’essere umano appartiene a un sistema complesso, a un meccanismo molto più grande di lui, che spesso sfugge alla sua comprensione.

Tutto è collegato. Niente vive separato.

IL POTERE DI UN ABBRACCIO

A volte non si trovano le parole giuste per comunicare qualcosa di veramente importante, ma si sa che un abbraccio vale più di mille parole.

Chi ama lo sa che l’abbraccio è il posto più bello del mondo

eppure non tutti attribuiscono il medesimo significato a questo gesto: c’è chi vorrebbe un abbraccio in più, chi non ne è mai sazio e chi non sopporta proprio essere abbracciato.

Non c’è da stupirsi di tanta differenza, ad esempio, in determinate culture l’abbraccio è un atto limitato alle coppie inoltre chi rientra nello spettro autistico potrebbe provare un forte disagio nell’essere toccato, e ancor di più abbracciato, infine, chi durante l’infanzia non è stato abbracciato a sufficienza, potrebbe non aver appreso questo gesto, così semplice, ma così forte.

Spesso durante i colloqui, persone adulte mi riferiscono di desiderare con tutto il cuore di abbracciare la propria madre, comprendendo che non avranno tutta vita per poterlo fare, ma ma non ci riescono. E’ come se quell’abbraccio fosse un salto nel vuoto perché credo non ci sia nulla di peggio di desiderare tanto qualcosa, come l’amore di un genitore, per poi scoprire che in realtà non c’è.

Oltre alla paura che il valore di questo gesto non venga condiviso, nell’incapacità di abbracciare ci possono essere altre convinzioni come, ad esempio, quella di essere rifiutati, di essere troppo invadenti e, in generale, di fare qualcosa di sbagliato.

ABBRACCIARE NON SIGNIFICA SOLO ALLARGARE LE BRACCIA!

Gli «abbracciatori» dovrebbero essere in grado di comprende il bisogno di spazi dell’altra persona e saperlo rispettare, approciandosi gradualmente. 

Ci possono volere settimane o addirittura mesi perché alcuni si sentano abbastanza a proprio agio per godersi un buon abbraccio.

Oltre alla funzione chimica che gli abbracci hanno sul nostro corpo, c’è un aspetto puramente interpretativo, che riguarda il come leggiamo tale gesto. Questo aspetto prescinde dalla questione chimica; In alcune culture l’abbraccio è più comune che in altre, può essere considerato qualcosa di ovvio, anche tra sconosciuti, mentre in alcuni luoghi della terra, al contrario, è un’esclusiva delle relazioni intime in altri.

Esiste un movimento, quello dei  Free Hughs  (“abbracci gratis!”). ideato da Juan Mann, un ragazzo australiano che iniziò ad abbracciare sconosciuti regalando loro affetto e calore umano! Inizialmente però, la polizia australiana non prese bene questa sua campagna affettuosa e lo arrestò diverse volte!

Il 21 gennaio è stato proposta la Giornata Nazionale degli abbracci negli Stati Uniti, una celebrazione che si è diffusa in molti altri paesi. Il suo creatore, Zaborney (1986), riteneva che gli americani avessero bisogno di condividere maggiori emozioni positive. La convinzione di Zaborney era basata sulle sue osservazioni relative al fatto che un abbraccio porta a risvolti positivi migliorando la comunicazione umana. Allo stesso modo, Keating (1995) ha sottolineato la presenza di questo bisogno tra anziani, disabili, malati terminali e cronici.

Questa attenzione all’abbraccio ha dato origine alla ricerca sui suoi effetti benefici.

QUANTO IMPORTANTI SONO GLI ABBRACCI

Il sentirsi accuditi e protetti è uno dei bisogni più importanti per un bambino e l’attaccamento è un bisogno fondamentale dell’individuo.

Like a hug (come un abbraccio) è un giubbotto invenatto daun gruppo di scienziati di Boston che abbraccia chi lo indossa ogni volta che, sul suo profilo Facebook, qualcuno clicca “Mi piace”  sui suoi post e sui suoi aggiornamenti. Ovviamente in quanto umani preferiamo gli abbracci reali anziché virtuali!

Ecco alcuni benefici degli abbracci:

1) Il contatto tra due corpi nell’abbraccio rafforza entrambi gli organismi generando la produzione di emoglobina che porta l’ossigeno ai tessuti.

2) L’abbraccio favorisce la produzione di  ossitocina , l’ormone della felicità che allontana lo stress e migliora la memoria.

3) Gli scienziati hanno provato che un abbraccio favorisce l’autostima di chi lo riceve e allontana i sintomi depressivi.

4) Una maggior frequenza di abbracci tra partner determinano un abbassamento dello stress, della pressione sanguigna e una maggiore produzione di endorfine che rafforzano il sistema immunitario.

5) Nelle donne in premenopausa gli abbracci hanno anche l’effetto didiminuire la frequenza cardiaca migliorando lo stato di benessere psicofisico.

SEMBRA FACILE ABBRACCIARE, MA NON LO E’

In generale, saper abbracciare e farsi abbracciare è spesso il prodotto delle esperienze della prima infanzia. I bambini cresciuti da genitori affettuosi hanno più probabilità da adulti di diventarlo a loro volta. L’assenza di contatto fisico può invece influenzare il corpo in crescita: può limitare lo sviluppo del nervo vago, un fascio di nervi che va dal midollo spinale all’addome, e questo può diminuire la capacità delle persone di essere compassionevoli, può ridurre il rilascio di ossitocina, l’ormone che può aiutare gli esseri umani a formare legami con altre persone.

In uno studio condotto da Narvaez nel 2014 su un gruppo di bambini orfani romeni è stato misurato l’impatto della mancanza di affetto sulle menti in via di sviluppo. I piccoli avevano il sistema ossitocinico malfunzionante. Senza un determinato livello di ossitocina può essere più difficile sviluppare le abilità sociali, compresa la capacità di abbracciare. Inoltre, aggiunge Degges-White, “le persone che sono più aperte al contatto fisico con gli altri in genere hanno livelli più elevati di autostima. Coloro che invece sono insicuri e provano ansia sociale, come ad esempio la paura di parlare in pubblico, possono essere riluttanti al contatto con gli altri, compresi gli amici”.

ABBRACCIARE UN PORCOSPINO

A volte l’ostilità rende davvero difficile avvicinarsi a qualcuno. Quando si litiga sarebbe meglio distrarsi rifugiandosi presto in un abbraccio, invece le persone arrabbiate spesso vogliono sfogarsi per le ingiustizie di cui si sentono vittime e pretendono di cambiare i comportamenti altrui piuttosto che la loro reazione emotiva.

Un abbraccio può cambiare le emozioni in modo immediato.

Resta il fatto che la rabbia non stimola compassione. Nessuno abbraccerebbe un porcospino!

COSA SUCCEDE SENZA ABBRACCI?

Il ruolo fondamentale della vicinanza al neonato di un adulto è stato osservato in diversi studi. Tra il 1945 e il 1946, René Spitz, psicoanalista austriaco, osservò gli effetti devastanti della separazione del bambino da chi se ne prendeva cura. In 91 bambini di un orfanotrofio, è stato osservato che i primi mesi protestavano con pianti e lamenti, ma poi passavano gradualmente a uno stato letargico, e circa il 37% di questi bambini morì entro il secondo anno di vita (Spitz, 1972). Le cure materiali dell’orfanotrofio erano dunque necessarie ma non sufficienti per un sano sviluppo dell’infante. Spitz definì “ospedalismo” i disturbi fisici e psicologici conseguenti a una totale assenza di un rapporto del piccolo con la madre, e parlò di “depressione anaclitica” per descrivere la sintomatologia infantile nel caso in cui è mancato un adeguato rapporto con la figura materna.

Nemmeno troppi abbracci, o un “abbraccio continuo” va bene per un infante, infatti i bambini “aggrappati” sono spesso ansiosi e hanno genitori a volte fisicamente molto vicini ma mentalmente assenti. Il comportamento aggrappante può continuare nell’età adulta e manifestarsi in particolare con un partner tramite dipendenza affettiva.

I bambini che possono vivere in modo equilibrato gli affetti, senza essere deprivati dagli abbracci, ma nemmeno troppo attaccati alle figure significative, sviluppano maggiormente il proprio cervello, con connessioni più forti e maggiori reti sinaptiche. Una deprivazione degli abbracci puo invece ridurre addirittura del 20% lo sviluppo cerebrale.

E DA ADULTI?

Per sopravvivere ci servono 4 abbracci al giorno, 8 per mantenerci in salute e 12 per crescere (Virginia Satir, psicoterapeuta).

COME SVUOTARE LA MENTE SISTEMANDO LA CASA

Stare in un ambiente ordinato aiuta a ragionare meglio.

Dal momento in cui abbiamo sempre più input, si pone il problema di svuotare, svuotare e svuotare… È indubbiamente utile togliere il superfluo dalla mente, come dalla casa, dallo smartphone, dall’ufficio ecc. prima di snervarsi non riuscendo a trovare più nulla!

Il superfluo stressa, l’essenziale rilassa.

Lo stress è il male del secolo: è troppo facile stressarsi e sempre più difficile rilassarsi. Lo stress purtroppo tende a cronicizzarsi e a portare a numerose malattie. È importante rilassarsi e per fare ciò occorre svuotare la mente anche grazie all’ambiente in cui si è immersi e, in particolare, la casa.

Tra i vari svantaggi di avere troppe cose, c’è sicuramente quello di non riuscire ad attingere alle risorse più adatte quando serve.

Il caos complica la vita (che è già sufficientemente complicata!).

Ecco le 10 regole per mettere in ordine secondo Marie Kondo.

1. Prima di riordinare butta tutto ciò che non usi più, in una volta sola, in poco tempo e senza tralasciare nulla. Ci vuole decisione!

2. Non riordinare stanza per stanza, ma categoria per categoria in modo sistematico.

3. Seleziona ciò che ti regala un’emozione. In base a quale criterio scegli cosa buttare via? Il criterio dovrebbe essere “se conservare quel qualcosa ti rende felice”. In altre parole, “se quella cosa ti fa battere il cuore”, allora va conservata. Il resto va buttato senza pensarci.

4. Riordina il tuo vestiario tirando fuori tutti gli indumenti e radunandoli in un unico punto. Seleziona cosa tenere e cosa eliminare. Passa in rassegna i cassetti, il comodino e ogni contenitore senza tralasciare nulla. Continua applicando lo stesso metodo a tutte le altre categorie.

5. Risolvi i problemi di spazio piegando i vestiti ed esercitando una certa pressione in modo che l’abito possa anche mantenere la forma più a lungo.

6. Crea il tuo “power spot”: individua un punto della casa dove rifugiarti e ricaricare le batterie grazie alla meditazione, lettura o yoga. Scegli gli oggetti che più ami e radunali li per creare uno spazio speciale.

7. Riordina gli oggetti con un valore affettivo. È il passaggio più difficile infatti per questo motivo sono le ultime cose da riordinare. La cosa più importante è affidarsi completamente alla propria percezione di felicità. Se ti rendono felice, è importante conservarli per poterne godere quando lo desideri.

8. Organizza gli spazi nel modo più semplice possibile e decidi la collocazione di ogni cosa. La causa principale del disordine si deve al fatto che si posseggono troppe cose che non hanno una collocazione precisa. Il motivo per cui si posseggono troppe cose, nella maggior parte dei casi, è che non si è consapevoli di tutto ciò che si ha, esattamente come non si è consapevoli di avere troppi pensieri che passano per la mente.

Una mente sgombra permette di diminuire lo stress così come un ambiente ordinato permette di stressarsi meno.

I 6 BENEFICI MENTALI DELL’ARRAMPICATA CHE UN GENITORE DOVREBBE CONOSCERE

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Nella scelta dell’attività sportiva da far praticare al proprio figlio, ci sono due variabili particolarmente importanti da tenere in considerazione: le sue caratteristiche individuali e i benefici delle possibili attività. L’arrampicata, per la sua specificità, ha il vantaggio di apportare ben 6 benefici mentali.

– Diminuisce i livelli di ansia

Sappiamo che la testa fa la differenza e che l’ansia purtroppo può essere il principale freno nell’arrampicata sportiva. Temere di cadere, credere di non farcela ad affrontare un passaggio o sentirsi osservati, possono essere tutti segnali d’ansia.

Molti bambini, esattamente come gli adulti, soffrono di un disturbo d’ansia, ma oltre ai cosiddetti “blocchi mentali” manifestano più sintomi somatici, quali mal di pancia o mal di testa.

Le cause di un disturbo d’ansia risiedono nei fattori genetici, nel temperamento della persona e in fattori ambientali quali lo stile educativo: infatti un genitore ansioso tende a insegnare a preoccuparsi in modo eccessivo. Se l’ansia viene trascurata, tende a crescere perché avviene una generalizzazione dei presunti pericoli imminenti. Che si tratti di un disturbo d’ansia specifico come l’aracnofobia e l’acrofobia (paura dell’altezza), o che riguardi un disturbo d’ansia generalizzato, tutto nasce da un piccolo elemento che poi ne può accomunare altri fino a diventare un grande “blocco”.

Quando un bambino evita ciò che teme, rafforza la propria convinzione sul fatto che vi sia effettivamente qualcosa da cui fuggire, per questo motivo sarebbe invece più opportuno che si mettesse in gioco gradualmente al fine di imparare a gestire l’ansia.

Arrampicare permette al bambino, che non ha le capacità di ragionamento inferenziali di un adulto, di affrontare a livello pratico le sfide anziché evitarle.

La gestione di un pericolo è un’attività che richiede un grosso impegno mentale, richiede di vivere pienamente nel presente, e questo funge da distrazione verso la preoccupazione per un pericolo futuro, permettendo quindi d’imparare a tollerare la tensione mentale. Più specificatamente, gestire la paura di cadere, avere il coraggio di salire più in alto e stare tranquilli perché si è assicurati, sono tutti processi cognitivi che coincidono con la gestione dell’ansia e quindi permettono di migliorare la qualità di vita.

– Allena la concentrazione

La concentrazione è la capacità di prestare attenzione a determinati stimoli scartandone altri.

In un’epoca sempre più colma di input, vengono richiesti grandi sforzi alla mente affinché possa avvenire un adeguato adattamento all’ambiente in cui si vive.

Dalle grandi città ai piccolo paesi, sembra che ormai quasi nessuno sfugga a un abuso di internet e a un’iperconnessione con il mondo circostante a discapito delle attività che richiedono un certo livello di concentrazione sostenuta.

L’arrampicata, in particolare quella indoor, non consiste nell’arrivare in cima, ma nel come ci si arriva, affrontando sé stessi per arrivare alla meta. Questo sport richiede pianificazione e una costante concentrazione, ed è così che si può allenare tale abilità mentale per poi sfruttarla anche in altri campi come lo studio.

– Aumenta il senso di responsabilità

Essere responsabili significa saper valutare le possibili conseguenze, ossia i rischi, gestendoli al meglio. L’area cerebrale deputata alla percezione del rischio è l’ultima a svilupparsi, ed è difficile infatti che sia completamente formata prima dei 23 anni, motivo in più per potenziare tale abilità nella giovane età. Il nostro cervello è infatti plasmabile e si modifica grazie all’apprendimento di determinate capacità; tale caratteristica mentale è definita “plasticità cerebrale”. Quando si dice che i bambini sono come una spugna è proprio perché la loro plasticità cerebrale è nettamente maggiore rispetto a quella di un adulto.

Arrampicare implica l’apprendimento di regole precise: la sicurezza infatti viene prima di tutto, dopodiché si può anche sbagliare un appiglio a 30 metri di altezza in quanto il rischio viene annullato tramite una corretta gestione della situazione. Ci sono sport che sottendono regole che si possono tralasciare, ma questo non è il caso dell’arrampicata in cui ai neofiti viene insegnato a rispettare rigidamente le regole della disciplina sportiva.

– Accresce l’intelligenza sociale

Il costrutto d’intelligenza è molto complesso perché non esiste un unico tipo d’intelligenza.

All’intelligenza sociale viene attribuito un grande valore, infatti riguarda la capacità di stare in gruppo, di condividere norme e valori, d’interagire nel modo più adeguato e costruttivo grazie anche a buone abilità di comunicazione e di empatia, ossia la capacità ci comprendere e accettare i punti di vista altrui.

È possibile sviluppare l’intelligenza sociale con l’arrampicata più che con molti altri sport poiché permette d’imparare a fidarsi di chi fa sicura, a condividere emozioni intense e, inoltre, a rispettare scrupolosamente le norme.

– Migliora le capacità di problem-solving

Possiamo affermare che questa è un’ottima notizia considerando che la vita è piena di problemi! …quindi se volete fare un bel regalo ai vostri figli, fate sì che arrivino preparati ad affrontarli.

Il problem-solving consiste nella scoperta e nel dominio di situazioni problematiche che, in generale, possono sviluppare le potenzialità e le sue abilità decisionali, di valutazione e di giudizio obiettivo.

Arrampicare significa risolvere dei problemi e trovare le soluzioni ricorrendo alle proprie risorse e, di conseguenza, incrementandole.

– Accresce l’autostima

Aumentare l’autostima nei bambini non è solo importante per renderli più forti, ma soprattutto perché questa dote correla positivamente con un buon umore.

Arrampicare permette al bambino di sviluppare il proprio senso di autoefficacia, ossia di sentirsi abile in ciò che fa e di provare il piacere della riuscita.

“È più facile costruire bambini forti che riparare uomini distrutti.” (F. Douglass)

 

Dott.ssa Mariapia Ghedina – Psicologa