LETTERA DI UN PAZIENTE AL 2020


Ciao Marco, come stai?

Sono il 2020 e se ti stai chiedendo come abbia fatto a scriverti queste righe, non farlo, non ce n’è bisogno, alle volte, capitano cose nelle vite delle persone a cui non si riesce a dare una risposta e adesso che ormai mi hai lasciato alle spalle, sentivo di doverti scrivere qualcosa. Come tutti i miei predecessori e successori ti ho visto il primo gennaio, era mezzanotte ed eri ad una festa piena di gente, sembravi contento, certo, come tutte le persone stavi riponendo molte aspettative nel tempo che ti avrei concesso.
Qui nasce il primo problema di voi umani, riponete aspettative e speranze non in voi stessi, ma nel caso. Certamente non è del tutto sbagliato, l’universo puó darvi una mano, ma aspettare che tutto arrivi dal cielo è un errore. Ecco perchè alla fine di un anno festeggiate il nuovo arrivato e mandate a quel paese quello passato, ogni volta vi sentite traditi, senza assumervi nessuna responsabilità date la colpa solo alla sorte.
Non voglio divagare, non ti scrivo per giudicarti, lo so benissimo che lo hai fatto anche tu, eppure qualcosa è cambiato in te e lo so che ció che hai imparato durante il mio tempo è molto più di questo.
I primi due mesi ti vedevo spesso a sciare come ti ho già detto, sembravi contento, stavi scaricando un bel po’ di stress che ti stava accompagnando ormai da tempo, eri anche tu ignaro di tutto ció che stava per accadere. Torniamo a quello che ti ho detto prima, molte persone credono che io sia il mandante di questo virus, senza assumersi le loro responsabilità, devono incolpare sempre qualcuno. Io sono solo un rappresentante di una dimensione che voi chiamate tempo, ed il tempo compie solo un’azione, quella di scorrere. Invece di cogliere un altro significato alle loro vite hanno preferito abbattersi e come al solito incolpare il destino.
Qui hai cominciato davvero ad interessarmi molto, mentre gli altri erano colpiti da un’isteria di massa, tu eri lì, con il sorriso sulle labbra, ti avevano tolto la libertá di muoverti fisicamente, ma conosco detenuti che sono più liberi di alcuni uomini, che possono muoversi ovunque nel mondo, ma che sono in un altro tipo di prigione, quella costruita nella loro mente.
L’estate ormai era alle porte e le montagne come al solito hanno cominciato a chiamarti.
Le misure adottate per contenere la pandemia stavano cominciando ad allentare la presa, non è che a te questo sia importato molto, peró almeno potevi muoverti senza comportarti come un fuggiasco.
Come detto le montagne ti chiamavano e attratto come un canto di sirena, ci sei andato. Quando salivi e te ne stavi lassù non mi sembravi solo contento, lo eri, non stavi sorridendo solo con le labbra, ma anche con il cuore.
Tutto questo ha cominciato a turbarmi, saró sincero, mi sono chiesto per quale motivo non fossi pienamente felice della tua vita e da come ti comportavi, da quello che pensavi e dicevi, sono sicuro che anche tu te lo stavi chiedendo. Te lo stavi chiedendo da tanto tempo, forse troppo, certo, sei stato bravo, sei andato avanti facendo finta che non ti importasse, ma ora pensa a quanta tristezza in cuore deve sopportare una persona per non occuparsi della propria felicità.
Ora te lo devo dire, qualcosa per te l’ho fatto, sapevo che avresti compreso e come nessun altro, avresti usato al meglio il tempo che ti stavo dando a disposizione per farti riflettere, così ho dovuto farti “cadere”, dovevo fermarti in qualche modo. Il virus ha bussato alla tua porta e mentre eri a casa, quella domanda è tornata prepotentemente a farsi sentire, un’altra volta senza risposta, così ti sei deciso, hai chiesto aiuto, perchè alla fine lo sapevi cosa voleva dire essere felice e volevi esserlo veramente, per il resto della tua vita.
A questo punto è avvenuto l’incontro più importante della tua vita, quello con te stesso, finalmente ti sei riconciliato, hai fatto pace con te e ti sei perdonato, hai capito che non ti è precluso nulla, hai deciso di essere felice.
Per questo sono stato così importante per te, per questo in qualche modo mi hai voluto bene.
Ti sei ripreso come se nulla ti fosse accaduto,sei tornato nel mondo con la forza di un uragano, nulla ti puó fermare.
Ho voluto metterti alla prova ancora una volta, dovevo essere certo che quella felicità che bramavi così tanto, la volessi davvero. Sei arrivato alla resa dei conti, hai dovuto guardare in quel armadio in cui avevi riposto tutti i problemi del tuo passato.
Adesso che stai leggendo tutto questo, hai elaborato il tutto? Ora ti sei reso conto di cosa hai affrontato? E soprattutto,comprendi fino in fondo di avercela fatta? Voglio che questa domanda ti rimanga impressa per il resto della tua vita: “se hai superato tutto questo, che cosa ti puó fermare?”
Sei riuscito in un’impresa e sono contento di aver potuto assistere alla tua liberazione, ti sei liberato dal senso di colpa di essere felice, ecco cosa mancava alla tua vita. Lo sai da un bel po’ di tempo che il mondo è un luna park e adesso sei libero di andare sulle giostre, godendo fino in fondo di tutto questo capolavoro che voi chiamate vita, senza chiedere scusa a nessuno.
Il tempo a nostra disposizione stava per terminare, ho voluto vederti ancora un po’ salire quelle adorate montagne che sono così importanti nella tua vita e alla fine ho voluto regalarti la neve. Lo so che ne vai pazzo e ho voluto dartene tanta, come da molto non se ne vedeva. Alle tue montagne ho messo l’abito invernale, anche loro come te erano tristi nel vedermi andar via.
Ti ho guardato l’ultimo giorno del mio tempo, del nostro tempo, eri solo, volevi stare solo, non volevi festeggiare il mio successore, volevi svegliarti e ricominciare.
Lo sai che non è possibile, avrei voluto anche io ricominciare, per poterti rivedere rinascere, rivederti ancora una volta innalzarti mentre il mondo andava a rotoli, vederti danzare sotto la pioggia. Non voglio che tu sia triste ripensando al passato, si chiama passato proprio perchè non è ció che vi sta davanti. Sappi che sono felice per te, non preoccuparti del futuro, la salita l’hai già compiuta, goditi la discesa d’ora in poi. Non voglio farti credere che non ci saranno più problemi o imprevisti, ma quando ci saranno ti lasceró guardare indietro,sbircia per un attimo quello che hai superato e sono sicuro che le difficoltà davanti a te, avranno una dimensione diversa.
Il tempo passa Marco, passa per tutti, anche per me ed ora è finito. Non c’è alternativa, siamo obbligati a spenderlo, il segreto è spenderlo bene.
Gli adii non esistono, esistono solo gli arrivederci, quindi adesso abbi cura di te amico mio, un giorno ci rincontreremo ed allora, solo allora, sarà bello ricordare.

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