IL POTERE DI UN ABBRACCIO

A volte non si trovano le parole giuste per comunicare qualcosa di veramente importante, ma si sa che un abbraccio vale più di mille parole.

Chi ama lo sa che l’abbraccio è il posto più bello del mondo

eppure non tutti attribuiscono il medesimo significato a questo gesto: c’è chi vorrebbe un abbraccio in più, chi non ne è mai sazio e chi non sopporta proprio essere abbracciato.

Non c’è da stupirsi di tanta differenza, ad esempio, in determinate culture l’abbraccio è un atto limitato alle coppie inoltre chi rientra nello spettro autistico potrebbe provare un forte disagio nell’essere toccato, e ancor di più abbracciato, infine, chi durante l’infanzia non è stato abbracciato a sufficienza, potrebbe non aver appreso questo gesto, così semplice, ma così forte.

Spesso durante i colloqui, persone adulte mi riferiscono di desiderare con tutto il cuore di abbracciare la propria madre, comprendendo che non avranno tutta vita per poterlo fare, ma ma non ci riescono. E’ come se quell’abbraccio fosse un salto nel vuoto perché credo non ci sia nulla di peggio di desiderare tanto qualcosa, come l’amore di un genitore, per poi scoprire che in realtà non c’è.

Oltre alla paura che il valore di questo gesto non venga condiviso, nell’incapacità di abbracciare ci possono essere altre convinzioni come, ad esempio, quella di essere rifiutati, di essere troppo invadenti e, in generale, di fare qualcosa di sbagliato.

ABBRACCIARE NON SIGNIFICA SOLO ALLARGARE LE BRACCIA!

Gli «abbracciatori» dovrebbero essere in grado di comprende il bisogno di spazi dell’altra persona e saperlo rispettare, approciandosi gradualmente. 

Ci possono volere settimane o addirittura mesi perché alcuni si sentano abbastanza a proprio agio per godersi un buon abbraccio.

Oltre alla funzione chimica che gli abbracci hanno sul nostro corpo, c’è un aspetto puramente interpretativo, che riguarda il come leggiamo tale gesto. Questo aspetto prescinde dalla questione chimica; In alcune culture l’abbraccio è più comune che in altre, può essere considerato qualcosa di ovvio, anche tra sconosciuti, mentre in alcuni luoghi della terra, al contrario, è un’esclusiva delle relazioni intime in altri.

Esiste un movimento, quello dei  Free Hughs  (“abbracci gratis!”). ideato da Juan Mann, un ragazzo australiano che iniziò ad abbracciare sconosciuti regalando loro affetto e calore umano! Inizialmente però, la polizia australiana non prese bene questa sua campagna affettuosa e lo arrestò diverse volte!

Il 21 gennaio è stato proposta la Giornata Nazionale degli abbracci negli Stati Uniti, una celebrazione che si è diffusa in molti altri paesi. Il suo creatore, Zaborney (1986), riteneva che gli americani avessero bisogno di condividere maggiori emozioni positive. La convinzione di Zaborney era basata sulle sue osservazioni relative al fatto che un abbraccio porta a risvolti positivi migliorando la comunicazione umana. Allo stesso modo, Keating (1995) ha sottolineato la presenza di questo bisogno tra anziani, disabili, malati terminali e cronici.

Questa attenzione all’abbraccio ha dato origine alla ricerca sui suoi effetti benefici.

QUANTO IMPORTANTI SONO GLI ABBRACCI

Il sentirsi accuditi e protetti è uno dei bisogni più importanti per un bambino e l’attaccamento è un bisogno fondamentale dell’individuo.

Like a hug (come un abbraccio) è un giubbotto invenatto daun gruppo di scienziati di Boston che abbraccia chi lo indossa ogni volta che, sul suo profilo Facebook, qualcuno clicca “Mi piace”  sui suoi post e sui suoi aggiornamenti. Ovviamente in quanto umani preferiamo gli abbracci reali anziché virtuali!

Ecco alcuni benefici degli abbracci:

1) Il contatto tra due corpi nell’abbraccio rafforza entrambi gli organismi generando la produzione di emoglobina che porta l’ossigeno ai tessuti.

2) L’abbraccio favorisce la produzione di  ossitocina , l’ormone della felicità che allontana lo stress e migliora la memoria.

3)  Gli scienziati hanno provato che un abbraccio  favorisce l’autostima  di chi lo riceve e allontana i sintomi depressivi.

4) Una maggior frequenza di abbracci tra partner determinano lun abbassamento dello stress, della pressione sanguigna e una maggiore produzione di endorfine che rafforzano il sistema immunitario.

5) Nelle donne in premenopausa gli abbracci hanno anche l’effetto didiminuire la frequenza cardiaca migliorando lo stato di benessere psicofisico.

SEMBRA FACILE ABBRACCIARE, MA NON LO E’

In generale, saper abbracciare e farsi abbracciare è spesso il prodotto delle esperienze della prima infanzia. I bambini cresciuti da genitori affettuosi hanno più probabilità da adulti di diventarlo a loro volta. L’assenza di contatto fisico può invece influenzare il corpo in crescita: può limitare lo sviluppo del nervo vago, un fascio di nervi che va dal midollo spinale all’addome, e questo può diminuire la capacità delle persone di essere compassionevoli, può ridurre il rilascio di ossitocina, l’ormone che può aiutare gli esseri umani a formare legami con altre persone.

In uno studio condotto da Narvaez nel 2014 su un gruppo di bambini orfani romeni è stato misurato l’impatto della mancanza di affetto sulle menti in via di sviluppo. I piccoli avevano il sistema ossitocinico malfunzionante. Senza un determinato livello di ossitocina può essere più difficile sviluppare le abilità sociali, compresa la capacità di abbracciare. Inoltre, aggiunge Degges-White, “le persone che sono più aperte al contatto fisico con gli altri in genere hanno livelli più elevati di autostima. Coloro che invece sono insicuri e provano ansia sociale, come ad esempio la paura di parlare in pubblico, possono essere riluttanti al contatto con gli altri, compresi gli amici”.

ABBRACCIARE UN PORCOSPINO

A volte l’ostilità rende davvero difficile avvicinarsi a qualcuno. Quando si litiga sarebbe meglio distrarsi rifugiandosi presto in un abbraccio, invece le persone arrabbiate spesso vogliono sfogarsi per le ingiustizie di cui si sentono vittime e pretendono di cambiare i comportamenti altrui piuttosto che la loro reazione emotiva.

Un abbraccio può cambiare le emozioni in modo immediato.

Resta il fatto che la rabbia non stimola compassione. Nessuno abbraccerebbe un porcospino!

COSA SUCCEDE SENZA ABBRACCI?

Il ruolo fondamentale della vicinanza al neonato di un adulto è stato osservato in diversi studi. Tra il 1945 e il 1946, René Spitz, psicoanalista austriaco, osservò gli effetti devastanti della separazione del bambino da chi se ne prendeva cura. In 91 bambini di un orfanotrofio, è stato osservato che i primi mesi protestavano con pianti e lamenti, ma poi passavano gradualmente a uno stato letargico, e circa il 37% di questi bambini morì entro il secondo anno di vita (Spitz, 1972). Le cure materiali dell’orfanotrofio erano dunque necessarie ma non sufficienti per un sano sviluppo dell’infante. Spitz definì “ospedalismo” i disturbi fisici e psicologici conseguenti a una totale assenza di un rapporto del piccolo con la madre, e parlò di “depressione anaclitica” per descrivere la sintomatologia infantile nel caso in cui è mancato un adeguato rapporto con la figura materna.

Nemmeno troppi abbracci, o un “abbraccio continuo” va bene per un infante, infatti i bambini “aggrappati” sono spesso ansiosi e hanno genitori a volte fisicamente molto vicini ma mentalmente assenti. Il comportamento aggrappante può continuare nell’età adulta e manifestarsi in particolare con un partner tramite dipendenza affettiva.

I bambini che possono vivere in modo equilibrato gli affetti, senza essere deprivati dagli abbracci, ma nemmeno troppo attaccati alle figure significative, sviluppano maggiormente il proprio cervello, con connessioni più forti e maggiori reti sinaptiche. Una deprivazione degli abbracci puo invece ridurre addirittura del 20% lo sviluppo cerebrale.

E DA ADULTI?

Per sopravvivere ci servono 4 abbracci al giorno, 8 per mantenerci in salute e 12 per crescere (Virginia Satir, psicoterapeuta).