DIPENDENZA DALL’ARRAMPICATA: LA CLIMBING ADDICTION

Gli atleti che praticano sport estremi, compresi gli scalatori, vengono spesso etichettati come “drogati di adrenalina”, il che implica che sono dipendenti dallo sport che praticano.

La scienza definisce questa categoria di persone “sensation seekers”: ricercatori di sensazioni.

Chi pratica un qualsiasi sport definito “estremo” la fa perché così si sente davvero vivo e in questo non c’è un “giusto” o uno “sbagliato”, si stratta solamente di essere fedeli a sé stessi e alla propria natura.

Ci sono infatti persone predisposte a vivere un’esistenza piuttosto piatta e altre che hanno bisogno di una vita molto più dinamica.

Può però capitare che una vita sia stimolante al punto da creare dipendenza …E la vita di chi scala può esserlo moltissimo!

Nonostante molti scalatori di alto livello conducano una vita estremamente sana, possono instaurare una dipendenza: la famosa climbingaddiction.

Come ogni dipendenza, non mancano le fasi di astinenza e di assuefazione.

La letteratura scientifica suggerisce che gli scalatori, durante le pause, possono sperimentare stati di astinenza caratteristici degli individui che hanno una dipendenza (Celsi, Rose e Leigh, 1993; Franken, Zijlstra e Muris, 2006; Willig, 2008). Basti pensare infatti a quante volte si evita di riposare a sufficienza tra una giornata di falesia e l’altra.

Secondo studi recenti è emerso inoltre che gli scalatori di alto livello, durante le pause tra una giornata di arrampicata e l’altra, manifestano stati d’animo più negativi e una voglia di scalare maggiore rispetto agli scalatori di livello intermedio. 

L’astinenza riguarda determinati aspetti psicofisici quali uno stato d’animo negativo caratterizzato da un diminuito interesse in risposta a stimoli precedentemente gratificanti e una maggior difficoltà a provare piacere (Giannantonia & Martinotti, 2012). Tale livello di anedonia è tipico di chi pratica sport estremi mentre non è invece presente in chi pratica sport tradizionali (Franken et al., 2006).

Anche l’assuefazione può manifestarsi in diversi modi: dal non averne mai abbastanza del grado raggiunto, delle falesie visitate, dell’allenamento svolto e via dicendo.

Tuttavia non c’è da stupirsi se può manifestarsi una dipendenza da arrampicata.

Basti pensare a quante fonti di gratificazione si possono avere mentre si scala:

  • ambiente gratificante fatto di posti spesso meravigliosi e di persone con cui si sta più che bene;
  • rinforzo negativo, che consiste nella sospensione della sofferenza psichica considerato che mentre si arrampica la mente si svuota dai pensieri inutili e dannosi;
  • rilascio degli ormoni del benessere connessi all’attività svolta;
  • soddisfazioni sportive;
  • divertimento;
  • ecc..

Tutto ciò è davvero una forte ricompensa per chi scala. 

Rio Gere – “Da zanca a zanca” – Foto di Nicola Micheli

È stato dimostrato che qualsiasi comportamento con la capacità di generare una ricompensa immediata può diventare il fulcro di una dipendenza (Fattore, Melis, Fadda, Pistis e Fratta, 2010; Griffiths, 1996). In effetti, il termine dipendenza, sebbene in precedenza fosse esclusivamente associato a sostanze stupefacenti, è ora utilizzato per spiegare l’impegno compulsivo e/o eccessivo in comportamenti come il gioco d’azzardo, lo shopping, l’attività fisica, il sesso, il traiding e i giochi online (Grant, Potenza, Weinstein e Gorelick , 2010; Leeman & Potenza, 2013; Olsen, 2011; Weinstein, Feder, Rosenberg e Dannon, 2014).

Ci sono numerose somiglianze tra le persone con dipendenza dall’arrampicata e le persone tossicodipendenti: 

  • vengono ricercate sensazioni intense nella vita ed è presente un livello più alto della media di impulsività (Di Nicola et al., 2015; Robbins & Clark, 2015);durante una fase di astinenza si prova un desiderio improvviso e incontrollabile che è definito “craving”;
  • in mancanza dell’oggetto di dipendenza si manifesta anedonia, cioè uno stato d’animo negativo causato dalla perdita di interesse o l’incapacità di provare piacere nello svolgimento di attività solitamente gratificanti;
  • in alcuni casi, durante l’astinenza, può manifestarsi disforia, cioè tristezza, inquietudine, sensazioni di frustrazione, pessimismo, tensione e irritabilità;
  • si perde interesse per altre attività (Celsi et al. 1993);
  • aumentano man mano il desiderio, la tolleranza al tempo trascorso con l’oggetto di dipendenza, gli stati di astinenza e i tassi di ricaduta (Aidman & Woollard, 2003; Potenza, 2006);
  • gli studi di neuroimaging mostrano che il circuito cerebrale implicato nelle dipendenze da sostanze, si attiva anche per la dipendenza da arrampicata;
  • la dipendenza aumenta con l’esperienza e con l’esposizione alla all’arrampicata, lo stesso avviene per una sostanza stupefacente. Ciò è coerente con gli studi che suggeriscono che la gravità di una dipendenza, che sia da droghe o meno, è  positivamente correlate alla loro durata (ad es. Barrault & Varescon, 2013; Hopley, Dempsy e Nicki, 2012).

Ecco perché scalare può creare dipendenza *

La vita inizia a girare attorno all’arrampicata: la compagnia, i luoghi frequentati, gli impegni… Tutto si modifica in funzione di quello che divenne la propria priorità. E si sta molto bene così, dimenticandosi degli aspetti negativi. 

In ogni dipendenza, che sia una dipendenza affettiva, da alcool, da shopping, da oppiacei ecc., quando si sta bene è come se il cervello cancellasse i momenti in cui si sta male.

L’ideale è trovare un sano equilibrio, anche per non incorrere in brutti infortuni che si potrebbero evitare perché, dipendenti o no, per chi ama questo sport scalare è bellissimo!

* Se non riesci a uscirne da sol* chiedi a un espert*: per esperienza clinica posso affermare che la dipendenza da arrampicata si può trattare in media in tre colloqui.

Buona arrampicata!!!

Mariapia Ghedina – Psicoterapeuta online e a Cortina d’Ampezzo

Info e prenotazioni: 342.199.97.59

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